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Acciai: la Cina è davvero vicina?

“Una volta si diceva: “la Cina è vicina”, ma nel dirlo si sapeva che era molto lontana e non impensieriva nessuno, forse anche perché in pochi si interessavano delle vicende di un Paese che veniva considerato non influente nelle vicende del mondo, in primo luogo quello economico, basato sulla leva dei capitali investiti.

Negli ultimi tre decenni i paradigmi si sono invertiti e la Cina è davvero diventata “vicina” e nessuno vuole più scherzare con questo colosso, che solo per una referenzialità statistica, tipicamente occidentale e atlantica, non la pone come prima potenza industriale del pianeta. L’Italia, da circa tre anni e quindi ancor prima dello scoppio della pandemia, è stata studiata attentamente da molti ambienti del Governo cinese, trovando il nostro Paese ricco di immense potenzialità nel campo industriale e questo lo sapevamo già da noi, ma mal supportato dal comparto produttivo di base e dal settore finanziario-bancario. Il tessuto produttivo dell’acciaio in Italia e il difficile accesso al credito da parte delle imprese, stanno minando fortemente la crescita strutturale della nostra economia manifatturiera. La Cina ci ha studiati, come detto, per anni, conosce tutto di noi e cosa più importante, ci ha fatto conoscere il livello qualitativo dei suoi prodotti, in quanto le acciaierie italiane, per non parlare dei due più grandi centri servizio a livello nazionale, hanno piazzato ingentissime quantità di coils, rebar e billette importandoli direttamente da questo paese, anche grazie alle clausole di salvaguardia UE. Il Governo cinese, forte del suo pragmatismo, ha deciso di mutare la propria strategia, ora che è in corso una guerra nel cuore dell’Europa. Il cambiamento che sta prendendo corpo è a dir poco sorprendente e innovativo, portato avanti con linearità e senza clamori. L’azione commerciale sarà condotta in modo propositivo e non più in modo remissivo, passando dal “venite a comprare” a “andiamo a vendere”. I numeri al momento stanno dalla loro parte, sui “piani” i differenziali dei prezzi superano il 30% e sui “lunghi”, tra essi il rebar, il dato si alza al 50. Un’osservazione di molti potrebbe essere quella delle problematiche legate alla logistica, ma se la Cina sta decidendo di sferrare un colpo così importante al nostro mercato domestico, avrà analizzato anche questo importante aspetto operativo. Non secondario risulterà anche l’aspetto finanziario, in questo caso i vantaggi saranno riservati alle Imprese che avranno i propri conti “in ordine” e gli indici di redditività più che adeguati nel rispetto degli esigentissimi standard di rating cinesi, che si tradurranno, per le più virtuose, in dilazioni di pagamento fino a 12 mesi.

La mossa da parte dei principali colossi siderurgici cinesi è stata sicuramente “annusata” dai nostri acciaieri e non a caso, anche se in forma tardiva e con un contraddittorio aumento delle quotazioni dei rottami, stanno cercando di porre rimedio ad un fenomeno che potrebbe mettere in discussione molte certezze maturate nell’architettura contabile dei bilanci dell’esercizio 2021.”

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Kairos Management Srl
Torino
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